Normative Regolatori di Flusso

Regolatori di flusso luminoso - UNI 11431
“Applicazione in ambito stradale dei dispositivi regolatori di flusso luminoso”.

La UNI 11431 consente di:
1. definire i vari tipi di regolatori di flusso luminoso
2. permettere una stima dei risparmi conseguibili con l’uso di detti dispositivi
3. valutare le caratteristiche dei prodotti, con particolare riferimento ai regolatori centralizzati di tensione, in relazione alla loro capacità di risparmiare energia attiva: quella che viene fatturata.

Le definizioni
Tutti i dispositivi che permettono di variare fl usso luminoso vengono definiti come regolatori di flusso luminoso. I dispositivi che lo variano in ogni lampada sono regolatori individuali (alimentatori elettronici dimmerabili oppure alimentatori bipotenza); i dispositivi che variano il flusso collettivamente in un impianto sono regolatori (centralizzati) di tensione, corrente, ecc.

 

La stima dei risparmi
Per permettere ai progettisti una valutazione dei risparmi energetici che si possono conseguire, la norma fornisce una formula per il calcolo ed inoltre individua 4 cicli di fuzionamento standard (2 invernali e 2 estivi) in accordo alle prescrizioni della UNI

 

Caratteristiche dei prodotti
La norma richiede che i regolatori di flusso luminoso siano marcati con le caratteristiche che individuano la loro efficienza, in relazione alla capacità di risparmiare energia attiva. Vengono stabiliti 6 criteri di valutazione e per ogni criterio sono individuate delle classificazioni.

 

Criteri comuni a tutti i regolatori di flusso luminoso

Classe di regolazione, ovvero quanto il regolatore è in grado di ridurre il fusso luminoso: fino al 25%; tra il 25% ed il 50%; oltre il 50%. Nella prima categoria rientrano i prodotti di bassa qualità che stabilizzano ma non riducono il flusso; nella seconda tipicamente gli alimentatori bipotenza magnetici; nella terza i regolatori di tensione e gli alimentatori elettronici sia per lampade a scarica che a LED.

Flessibilità nella programmazione dei cicli orari di funzionamento: ovvero la capacità del dispositivo di consentire cicli precisi e quindi più energeticamente performanti. Vengono individuate quattro categorie: quella inferiore quando si ha un ciclo sempre uguale tutti i giorni dell’anno, quella più performante quando vengano gestiti cambi ora legale/solare, le stagioni, fasce orarie multiple e periodi/eccezioni. 

 

Nella categoria inferiore rientrano tipicamente i dispositivi “stand alone” o mezzanotte, che hanno un ciclo orario uguale in tutti i giorni dell’anno, nella migliore i dispositivi, punto punto o centralizzati che dispongono di un orologio calendario preciso, completo e versatile. Si tratta di un aspetto rilevantissimo, perché la norma UNI11248 consente la riduzione solo quando il traffico è diminuito con certezza: quindi per i dispositivi meno qualificati bisogna adottare un ciclo uguale per tutti i giorni dell’anno e pari a quello da adottare nel giorno più penalizzato (quello in cui il traffico diminuisce alla ora più tarda della notte).

Classe di risparmio energetico: si tratta del calcolo del risparmio atteso utilizzando le formule ed i cicli standardizzati della norma.

Criteri comuni ai soli regolatori di tensione

Rendimento: si tratta del rapporto delle potenze attive tra uscita ed ingresso. Fare attenzione al fatto che alcuni soggetti interpretano liberamente il rendimento come rapporto tra le potenze apparenti (cioè tensione per corrente ), mentre la potenza attiva, cioè quella che viene fatturata, è tensione per corrente per fattore di potenza.
La norma identifica tre classi, >98%, tra il 97% ed il 98%, sotto il 97% e precisa che non vengono classificati dispositivi con rendimenti inferiori al 96%, perché pochissimo efficienti.

Classe di carico: decadimento del rendimento quando il carico applicato è pari al 50% del valore nominale. É noto che per le macchine elettriche il rendimento si misura applicando il carico nominale. Tuttavia un regolatore di tensione più spesso lavora a meno della metà del carico nominale. É quindi indispensabile conoscere il calo delle prestazioni, che viene classificato come inferiore a 2 punti percentuali, tra 2 e 3, e oltre 3.

Stabilizzazione: la norma classifica i dispositivi in 3 categorie, con stabilizzazione della tensione in uscita <=1%, tra 1% e 2%, oltre 2%. Tuttavia un importante chiarimento deriva dalla doppia classificazione degli stabilizzatori. Deve essere chiaramente indicato se si tratta di stabilizzazione a fasi indipendenti, dove esiste un dispositivo di stabilizzazione autonomo per ogni fase, e che quindi garantisce che ogni fase rientri nei limiti impostati. Oppure se la stabilizzazione avviene a fasi correlate, cioè un unico dispositivo di stabilizzazione che opera sulle tre fasi contemporaneamente, come avviene nel caso delle apparecchiature più economiche. Queste ultime trasferiscono alle fasi in uscita lo stesso squilibrio che c’è alle fasi in ingresso: quindi in casi estremi possono determinare condizioni di disomogeneità di alimentazione e quindi di flusso luminoso tra apparecchi contigui.

Si richiama anche l’attenzione sul fatto come viene precisato che le modifiche degli ausiliari degli apparecchi di illuminazione vadano ricertificate.